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Pranzo veloce per universitari? 5 soluzioni da provare

Essere uno studente universitario richiede molta fantasia in cucina. Spesso la voglia e il tempo di preparare pasti sani ed equilibrati mancano. Complice lo scarso tempo libero e le lunghe giornate sui libri, gli studenti finiscono  per mangiare male e affidarsi a pasti grassi e precotti.

Un’altra pessima abitudine, tutt’altro che rara, è quella di saltare direttamente il pasto. Ti sconsigliamo di saltare il pranzo o mangiare male solamente per evitare di cucinare: a lungo andare il tuo organismo ne risentirà. Gli effetti di un pasto saltato si sentono anche nel breve termine: i cali di energia non tarderanno ad arrivare e sarà più difficile per te mantenere la concentrazione ed essere produttivo.

In questa guida abbiamo pensato di condividere con te 5 soluzioni per un pranzo veloce per universitari.

Si tratta di soluzioni che puoi comodamente riporre all’interno di contenitori e portarli in giro con comodità, qualora decidessi di studiare da amici o in biblioteca. Sono piatti che si possono consumare freddi, ma se è disponibile un cucinotto con un fornetto a microonde, potrai riscaldare il contenitore e mangiare un pasto caldo.

Cosa mangiare per pranzo se sei uno studente?

Se sei uno studente universitario, le parole d’ordine per un pranzo perfetto sono velocità, semplicità e bontà. Il pranzo è un pasto importante, soprattutto dopo ore di lezione e in previsione di un pomeriggio di studio.

Per questo motivo ti daremo 5 idee per un buon pranzo veloce per universitari. Vediamo le ricette.

1. Pasta fredda

Tipica vecchia soluzione che piace a tutti: la pasta fredda.

Puoi condirla come vuoi, in base ai tuoi gusti e anche alla stagionalità. Qualche esempio?

  • Fusilli con il pesto e dei pomodorini;
  • Penne con mozzarella a cubetti e zucchine
  • Farfalle con tonno e peperoni appena saltati in padella

Lascia spazio alla fantasia! Puoi combinare praticamente qualsiasi ingrediente. Ti consigliamo di abbinare sempre un po’ di verdure con delle proteine. Puoi optare anche per del riso freddo se hai tempo per cucinarlo e poi, una volta messo in frigo, puoi consumarlo entro qualche giorno.

2. Sformati di verdura

Questa ricetta te la consigliamo specialmente perché puoi farne in abbondanza e poi tenere le rimanenze per il resto della settimana.

Si tratta davvero di un pranzo da realizzare velocemente, che puoi pianificare facilmente durante la settimana per ritagliarti uno spazio per dedicartici. Ecco come realizzare uno sformato di verdura:

  • In una padella cuoci per una decina di minuti delle verdure a piacere
  • Mentre queste cuociono, sbatti delle uova con sale, poi unisci il pangrattato e le verdure
  • Dopo che il tutto è amalgamato, versa all’interno di stampi da mettere in forno
  • Inforna gli stampi in forno a 180° per circa 30 minuti, fino a che non iniziano a dorare.

Puoi consumare il tuo sformato sul momento o gustarlo (freddo o riscaldato) nei giorni successivi.

3. Insalata di patate

Questo è un tipico pranzo veloce per universitari: qualsiasi insalata in realtà può andare benissimo, ma noi ti daremo una ricetta facile di quella di patate, che è un po’ più sostanziosa e apporta tutti i macro nutrienti necessari.

Per questa ricetta, metti a bollire le patate. Nel frattempo, all’interno del contenitore metti qualche foglia di insalata, delle olive, una scatoletta di tonno. Quando le patate sono pronte, tagliate e mettile all’interno del contenitore con gli altri ingredienti.

Se sei vegetariano o vegano, puoi sostituire il tonno con cubetti di tofu che puoi mangiare freschi, saltati in padella con un filo d’olio oppure marinati nella salsa di soia.

4. Hummus di ceci e crudités

Questo è il pranzo più veloce per universitari amanti delle ricette vegetariane. Basterà mettere in un frullatore questi ingredienti:

  • ceci cotti
  • olio d’oliva
  • aglio (facoltativo)
  • paprika dolce
  • prezzemolo
  • una spruzzata di succo di limone

Una volta che è tutto amalgamato fino a creare una salsa densa e spalmabile, versala in una vaschetta.

Ad accompagnarla ci stanno bene delle verdure crude tagliate a strisce: carote, peperoni, sedano, ad esempio. Per completare, porta anche del pane integrale.

5. Rotolini di frittata con verdure

Veloce e gustosissima, la frittata con le verdure è ottima per i pranzi di chi non ha molto tempo a disposizione.

Puoi fare una semplice frittata e aggiungere verdure tagliate a rondelle o a julienne. La scelta è libera: puoi aggiungere zucchine, patate, cipolle o qualunque altro ingrediente di tuo gradimento. Una volta pronta, arrotolala, così sarà più semplice da mangiare. Per completare il pasto, puoi accompagnare la frittata con qualche fetta di pane. Semplice, veloce e gustosa.

Queste sono le cinque ricette per un pranzo veloce per universitari: non ti resta che provarle tutte.

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Come diventare app developer: studi e possibilità

Hai una passione per la tecnologia e, nello specifico, per lo sviluppo di app? Pensi spesso a come potresti rendere più facile la vita di tutti i giorni attraverso le le applicazioni del cellulare?

Allora devi assolutamente scoprire come diventare app developer! Se anche tu sogni di creare applicazioni e di lavorare in questo settore, questa guida ti sarà sicuramente utile per capire chi è e cosa fa un app developer, in quali contesti lavora e come diventarlo.

L’App developer (sviluppatore di App) è una professione davvero recente. Negli ultimi anni abbiamo visto un notevole sviluppo della tecnologia, che impieghiamo nella vita quotidiana, anche per le più semplici funzioni.

Hai bisogno di ordinare una pizza? Vuoi tenere conto delle tue spese mensili? Puoi usare un’app.

Ti serve un posto per organizzare tutti i tuoi appunti dell’università, senza portarti ingombranti e pesanti quaderni? Indovina? C’è un’app anche per questo!

Insomma, l’App Developer è una delle professioni più richieste nel settore dell’IT, proprio perché lo sviluppo di app è sempre più frequente e richiesto sul mercato. Ecco come muovere i primi passi in questo mondo.

Come si diventa sviluppatore di app: la guida completa

Hai deciso che la professione giusta per te è l’App Developer?

Allora devi scoprire tutto su questa figura. in questa guida ti sveleremo tutto ciò che c’è da sapere su come diventare App Developer. Iniziamo.

Cosa fa un app developer? Mansioni e le responsabilità

Bene, abbiamo capito in che ambito opera a grandi linee questa figura professionale: ma cosa fa nello specifico un App Developer?

Possiamo dire che è ciò che più si può definire un progettista. Sì occupa infatti di progettare e realizzare un’idea.

Per fare questo, dovrà svolgere una serie di mansioni che gli permetteranno di raggiungere il risultato finale:

  • Raccoglie gli Insight del cliente e controlla eventuali competitors
  • Studia la fattibilità
  • Crea le prime bozze, ovvero i contenuti che si trovano all’interno dell’app
  • Elabora i contenuti, quindi li amplifica, ne delinea i dettagli
  • Si occupa della fase di testing dell’app
  • Controlla l’eventuale presenza di bug, ovvero errori nel funzionamento e, quando li trova, li risolve per eliminarli
  • Pubblica l’app e la mette in commercio
  • Elabora i vari aggiornamenti con il passare del tempo, per poter fornire un servizio sempre al passo con le esigenze dei fruitori.

Ambiti di lavoro

Un app developer può lavorare in diversi contesti, a seconda delle ambizioni personali e degli orizzonti lavorativi che si vogliono costruire.

Ci sono tre principali soluzioni lavorative:

  • nelle web agency e agenzie pubblicitarie
  • nelle grandi aziende (di qualsiasi tipo)
  • come libero professionista

Molte sono le agenzie pubblicitarie o le web agency che si stanno orientando anche verso lo sviluppo delle app, per poter fornire un servizio in più alla propria clientela.

Anche le grandi aziende possono aver bisogno di un app developer per creare la propria app. Pensiamo alle banche, tanto per fare un esempio. Ma anche negli enti pubblici: in questo caso devi dare un’occhiata ai bandi che ricercano personale informatico.

Se nessuna di queste opzione ti soddisfa, puoi sempre ricercare i tuoi clienti per conto tuo e realizzare i progetti che più ti stimolano. Puoi fare questo diventando un app developer freelance.

Skills

Quali sono le competenze che ogni sviluppatore di app dovrebbe possedere? Vediamole:

  • conoscenza delle piattaforme per sistemi operativi iOS e Android: sapere come funzionano è una competenza imprescindibile;
  • conoscenza dei linguaggi di programmazione Java, C++ e SQL, e spesso viene anche richiesta dalle aziende una specializzazione in uno di questi linguaggi;
  • conoscere le basi di altre professioni che operano nella creazione dell’app. Gli sviluppatori infatti non sono gli unici a elaborare il progetto, ma fa un vero e proprio lavoro di squadra con account manager, grafici, project manager e sistemisti. Sapersi interfacciare con loro sarà molto utile!

Perciò le tue conoscenze non dovranno limitarsi all’informatica esclusivamente, ma sarà bene avere conoscenze di grafica e design, publishing, web design, UX design.

Percorso di studi

Bene, ora sai esattamente cosa fa un app developer e in quali contesti può lavorare. Parliamo ora di come si diventa sviluppatore di app e quale percorso di studi dovrai intraprendere per riuscire a creare un’app.

Sono sempre di più i giovanissimi che si avvicinano a questa professione. Se consideriamo che le persone nate dal 2000 in poi, fin dalla giovinezza sono abituate a maneggiare la tecnologia, non è difficile capire perché. Non sono rari infatti gli studenti di informatica che creano app con le poche conoscenze che hanno sul campo.

Chiariamo che non esiste una facoltà universitaria che insegna solo ed esclusivamente come diventare app developer. Tuttavia, ci sono percorsi che possono aiutarti ad acquisire conoscenze e basi solidissime per avviarti a questa professione. Ne è un esempio il Corso di Laurea in Ingegneria Elettronica e Informatica (L-8) – curriculum Informatica dell’Università Niccolò Cusano.

Questo percorso di studi, di durata triennale, ha lo scopo di fornirti nuove conoscenze e reali competenze nel settore dell’Ingegneria dell’Informazione, con particolare riferimento al mondo dell’Ingegneria Informatica. Il percorso è concepito per soddisfare le crescenti richieste del mondo del lavoro, sia in ambito industriale e manifatturiero, sia per l’esercizio di sistemi e infrastrutture hardware o software per la fornitura di servizi nell’area ICT (Information and Communication Technology).

Si tratta, dunque, del percorso ideale per apprendere le nozioni di base per avvicinarti a questa professione; gli sbocchi lavorativi, secondo le codifiche ISTAT, sono infatti:

  • Tecnici programmatori
  • Tecnici web
  • Tecnici gestori di reti e di sistemi telematici
  • Tecnici per le telecomunicazioni
  • Tecnici elettronici

Dopo aver conseguito la laurea triennale, potrai continuare gli studi e approfondire la tua specializzazione con la Magistrale Unicusano in Ingegneria Informatica, che fornisce conoscenze approfondite sullo sviluppo, la gestione e il controllo di prodotti, sistemi, processi e servizi complessi nell’ambito dell’informatica.

Laurearsi in Ingegneria Informatica online

Accanto alla qualità della didattica, curata dai massimi esperti del settore, le lauree Unicusano si distinguono per l’innovativa modalità di fruizione delle lezioni: la metodologia telematica. Grazie a questo approccio, potrai seguire le lezioni comodamente da casa tua, accedendo ad una piattaforma e-learning attiva 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Gli unici momenti di presenza richiesti saranno in occasione degli esami.

Nella piattaforma telematica potrai inoltre interagire con i docenti e scaricare il materiale didattico di supporto allo studio. Non solo: avrai a disposizione per tutta la durata dei tuoi studi un tutor didattico che ti aiuterà ad organizzare il piano di studi e a trovare il modo migliore per apprendere.

Per iscriverti e iniziare il tuo percorso per diventare app developer, compila il form o chiama il numero verde 800.98.73.73

 

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Le 7 cose da ricordare se vuoi fare una buona impressione a lavoro

Tutti vorremo fare una buona impressione sul lavoro, specialmente agli inizi. Quando entriamo in un team già consolidato, amiamo essere visti nel miglior modo possibile. Andare d’accordo con i colleghi e creare un ambiente rispettoso e propositivo è, dunque, la priorità di molti.

C’è anche un’altra faccia della medaglia: fare buona impressione a lavoro è spesso motivo di ansia da prestazione. Essere educati e rispettosi è sicuramente un buon inizio. Eppure, per quanto ci si impegni, qualcosa potrebbe andare storto: una gaffe, troppo desiderio di compiacere, una presentazione poco professionale, e da un piccolo errore si scatena la paranoia del dover recuperare ad ogni costo, andando magari a creare maggiori danni.

Tutto questo si amplifica se sei alle prime esperienze lavorative e non hai molta dimestichezza sugli atteggiamenti migliori da assumere. Per questo ti spiegheremo quali sono i comportamenti da adottare in diverse situazioni lavorative per fare una buona impressione su colleghi e capi. Iniziamo subito.

Nuovo lavoro? Ecco come fare subito una buona impressione

Sei appena stato assunto, hai un nuovo lavoro e sai che una buona impressione è tutto. Continua nella lettura e scopri i migliori consigli sugli atteggiamenti da adottare, ma anche come presentarsi ai nuovi colleghi e gli errori da non fare quando si inizia un nuovo lavoro.

#1 – Presentati ai tuoi nuovi colleghi

Come presentarsi ai nuovi collaboratori? Questo è sicuramente un aspetto fondamentale e spesso ignorato, lasciato un po’ al caso. Non è così. Partire con il piede giusto con i propri colleghi significa, ad esempio, cercare di ricordare i loro nomi. A nessuno piace che ci si dimentichi del proprio nome e uno studio ha affermato che quando una persona sente pronunciare il proprio nome, è molto più predisposta ad ascoltare ed è più compiaciuta.

Un modo per memorizzare i nomi può essere ripeterli non appena ti vengono detti: “Salve, piacere. Io sono Gaia” “Piacere di conoscerti, Gaia” Dimostrerai inoltre che desideri integrarti con il gruppo di collaboratori.

Non solo: presentarsi ai nuovi colleghi significa anche sforzarsi per integrarsi all’interno del gruppo. Partecipa alle riunioni, ma anche a tutti i momenti di svago come le pause pranzo. In questo modo avrai la possibilità di farti conoscere di più e creare nuovi legami sul lavoro.

LEGGI ANCHE >> “Non riesco a trovare lavoro”: ecco come sbloccare la situazione

#2 – Sii umile

L’umiltà è un pregio che le altre persone riconoscono e apprezzano, specialmente se si è appena arrivati e si sta ancora imparando. Fare il “saputello”, il presuntuoso, ti renderà solamente meno affabile agli occhi degli altri.

Finché non avrai una certa autorità nel tuo campo, non potrai permetterti di far credere che ti senti il meglio del meglio. E anche una volta che sarai esperto, poniti sempre con semplicità e modestia. Ciò non vuol dire che se noti errori non devi riferirli, anzi. Ma fallo con discrezione e con spirito di collaborazione, non di superiorità. Inoltre, se vieni rimproverato per qualcosa, e a ragione, non cercare di svincolarti e accampare scuse. Piuttosto accetta le critiche come un modo per rimediare, per imparare.

#3 – Offri la tua disponibilità

Una buona impressione a lavoro passa per la tua disponibilità. Sii sempre disponibile verso colleghi e manager e ascolta le loro necessità.

Ad esempio, se stai facendo uno stage in azienda, potresti metterti a disposizione dei tuoi colleghi più “anziani” per apprendere da loro quanto più possibile, in cambio del tuo tempo.

Mostrarsi disponibili significa marcare il proprio impegno e anche mostrare gratitudine e merito, non scordarlo.

#4 – Arriva puntuale

Uno degli errori da non fare quando si inizia un nuovo lavoro è in assoluto arrivare tardi. Che sia il primo giorno o quelli successivi. Arriva sempre puntale e risposato, e, se necessario, arriva anche in anticipo, così da evitare ansie. Essere puntuali a lavoro è una di quelle apparenze che sono fondamentali per inquadrare una persona.

Puntualità denota impegno e precisione, fondamentali in qualsiasi posizione lavorativa.

#5 – Rispondi alle domande che ti vengono rivolte

Altra regola sul come presentarsi ai nuovi colleghi e fare buona impressione a lavoro è rispondere a tutte le domande che ti vengono rivolte, con discrezione e senza apparire infastidito. È normale che alcuni colleghi, nei primi giorni, vogliano conoscerti meglio e inquadrarti. Non prenderla male, anche se sei una persona riservata. È solo un modo per rompere il ghiaccio e per farti sentire più integrato.

Piuttosto, rispondi sempre con cautela, alcune domande potrebbero essere una “trappola”, come il motivo per cui hai lasciato il precedente lavoro. Questo tipo di domanda non dovrebbe scendere nei particolari e sì, dire che i colleghi precedenti non erano il massimo, non aiuterà a costruire un buon rapporto con quelli nuovi.

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#6 – Evita di parlare male del vecchio lavoro (e del vecchio capo)

Come ti abbiamo detto, uno degli errori da non fare quando si inizia un nuovo lavoro è iniziare a parlare male del vecchio lavoro e del vecchio capo. Evita assolutamente di farlo, perché potrebbe ritorcerti contro!

Ti potrebbero fare domande sul motivo che ti ha spinto a lasciare il tuo precedente impiego e qui, arriva il bello. Non dire bugie, se te ne sei andato veramente perché non ti trovavi bene, è legittimo, ma allora non dire il contrario, ma nemmeno che è così.

Ecco cosa potresti dire invece:

  • avevo voglia di rimetterti in gioco
  • volevo provare qualcosa di nuovo, una nuova sfida, nuovi stimoli
  • desideravi affinare le mie competenze e aggiungerne di nuove”

Non dimenticarti di dire anche “avevo sentito parlare bene di questa azienda, per cui ho inoltrato la candidatura”.

Il vero motivo per cui hai lasciato il lavoro, lo potrai dire più avanti, con le persone di cui ti fidi di più.

#7 – Ascolta sempre con attenzione

Prendi i primi giorni come fase di addestramento e inserimento. Dovrai cercare di incamerare quante più informazioni possibili. Per fare questo, annota tutto ciò che è importante e fai domande quando qualcosa non è chiaro. Non potrai fare domande all’infinito e sempre sulle stesse cose, perché potresti sembrare una persona che non presta attenzione. Renditi autonomo e non disturbare i colleghi inutilmente. Dimostrerai una forte capacità di adattamento.

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3 lavori perfetti per laureati in giurisprudenza

Ti stai laureando in giurisprudenza (o vorresti farlo)? La Facoltà di giurisprudenza è, ancora oggi, attrattiva per tantissimi studenti ogni anno. Accedendo a questo percorso di studi, potrai approfondire tematiche relative al diritto e alla cultura giuridica, acquisendo reali competenze e solide basi per intraprendere un percorso professionale nel settore.

Proprio a proposito di questo, la laurea in giurisprudenza offre notevoli sbocchi occupazionali, dai più “classici” ai più innovativi. In questa guida dell’Università di Pescara abbiamo raccolto i tre lavori perfetti per chi ha una laurea in giurisprudenza. Iniziamo subito.

Che lavoro fare dopo una laurea in giurisprudenza

Una laurea in giurisprudenza può ricoprire specifici ruoli professionali (avvocatura, magistratura, notariato) e ruoli di vario tipo, con responsabilità di diverso livello, in numerosi ambiti, da quello pubblico a quello privato.  Ecco tre vie che potresti intraprendere.

LEGGI ANCHE >> Esami di giurisprudenza: quali sono e come affrontarli

#1 – Giurista d’impresa

Una delle professioni che potresti intraprendere dopo la laurea in legge è il giurista d’impresa. Si tratta di un professionista chesi occupa di tutti gli aspetti legali relativi ad un’azienda, dalla contrattualistica nazionale ed internazionale agli aspetti tributari e commerciali.

Tipicamente questo professionista ha una laurea in giurisprudenza e una formazione economico-giuridica, che gli permettono di avere una competenza anche nel giudicare le controversie che possono nascere tra i dipendenti e l’azienda, pur tuttavia senza essere legittimato a comparire in giudizio.  Completano il quadro una conoscenza delle principali nozioni in termini economici e di gestione aziendale.

#2 – Avvocato

Professione più “classica” del giurista d’impresa è l’avvocato. L’avvocato opera in diversi contesti e trova occupazione in ambiti differenti, dal pubblico al privato. Le sue responsabilità principali toccano due aree fondamentali: la rappresentanza legale e l’attività di consulenza legale.

L’avvocato rappresenta i propri clienti in un tribunale, difendendo la loro immagine davanti ad un giudice per questioni di diritto pubblico o privato. In più, dal punto di vista della consulenza, egli formula consigli e analisi per permettere ai suoi clienti di far valere i propri diritti. Oltre alla laurea in giurisprudenza, per accedere alla professione è necessario il rispetto di un determinato iter, che prevede anche il superamento di un esame e l’iscrizione all’Albo.

#3 – Notaio

Concludiamo con un’altra affascinante professione riservata ai laureati in giurisprudenza: il notaio. Il notaio  è un pubblico ufficiale che si occupa di vagliare gli atti tra vivi (come ad esempio la vendita) e di ultima volontà (cioè testamenti), attribuendo loro pubblica fede, conservandoli e certificandoli.

Per diventare notaio, come per l’avvocatura, sono necessari ulteriori step dopo la laurea, come il praticantato e il superamento di un apposito concorso.

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Le 3 app che gli studenti di scienze politiche dovrebbero scaricare

La tecnologia è una delle migliori risorse a disposizione di uno studente: pianificazione, organizzazione e impegno costante sono alla base di qualunque risultato tu voglia raggiungere. Se sei uno studente di scienze politiche, ci sono diverse app interessanti che potresti scaricare sul tuo smartphone e che potrebbero facilitare la tua vita di tutti i giorni.

Studiare scienze politiche significa acquisire una formazione trasversale in diversi ambiti, da quello giuridico a quello economico, passando per quello statistico e quello politologico. Proprio per via di questa flessibilità, questo percorso di studi è ancora amatissimo da molti giovani che si approcciano al mondo universitario. Se vuoi concludere con profitto gli studi in questo settore, ecco le tre app che dovresti assolutamente scaricare.

Migliori app per studenti di scienze politiche

Vuoi avere sotto controllo tutte le attività che ti consentono di studiare meglio? Continua nella lettura e scopri le migliori app da avere sempre sul tuo smartphone per migliorare le tue performance accademiche.

#1 – Evernote

Spesso essere studenti universitari implica trovare il giusto equilibrio tra impegni di studio e impegni professionali. In virtù di questo, app di pianificazione come Evernote possono decisamente fare al caso tuo. Grazie ad essa potrai organizzare i tuoi impegni, raccogliere note e appunti e pianificare le giornate, tutto in un’unica interfaccia. L’app è davvero semplicissima da utilizzare e presenta molte funzionalità sfruttabili gratuitamente.

#2 – Soulver

Come saprai, scienze politiche mette spesso davanti a sfide che richiedono lo svolgimento di calcoli matematici. Questo percorso di studi prevede, infatti, esami di economia e di statistica, che richiedono una certa abilità nel calcolo.

Per aiutarti, puoi valutare app come Soulver. Soulver è perfetto per effettuare calcoli rapidi: puoi fare ogni tipo di operazione, calcolare le percentuali e effettuare conversioni, come ad esempio le valute. Insomma, uno strumento più evoluto di una semplice calcolatrice che può migliorare la tua rapidità nelle piccole operazioni.

#3 – Duolingo

Le lingue straniere sono fondamentali per chi studia scienze politiche. Che tu voglia intraprendere la carriera diplomatica, oppure lavorare nell’import-export come commerciale estero, conoscere bene le lingue è un passaggio imprescindibile. Per allenare questa abilità, puoi aiutarti con app come Duolingo. Con questa app puoi allenare la tua grammatica, la tua pronuncia e ottenere subito una valutazione sui tuoi progressi. Una vera e propria “palestra virtuale” per mettere alla prova le tue abilità linguistiche.

Ora non ti resta che scaricare queste app e trarre il massimo da queste piccole grandi innovazioni tecnologiche.

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Come leggere un libro a settimana: 3 consigli per riuscirci

Uno dei buoni propositi da mettere in atto nei prossimi mesi è quello di leggere di più? Tra gli obiettivi più comuni di uno studente universitario, oltre a migliorare le sue performance nello studio, c’è anche la voglia di aumentare la mole di libri letta ogni anno.

Nonostante le statistiche ci dicano che, in generale, non siamo un popolo di lettori, ci sono moltissimi appassionati di libri che vogliono acquisire strumenti concreti per leggere un libro a settimana. Anche se ora ti sembra un traguardo irraggiungibile, ciò che fa la differenza è l’esperienza: introducendo la lettura nella tua routine, con l’aiuto di qualche consiglio, riuscirai a raggiungere questi risultati con un po’ di pazienza.

Ecco tre consigli su come leggere un libro a settimana e imparare a leggere di più ogni giorno.

Le strategie per leggere più libri al mese

Vorresti leggere di più ma hai paura di non avere il tempo? Basta riorganizzare le tue priorità e trasformare la lettura in un piccolo rito quotidiano: ecco tre consigli per migliorare nella lettura.

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Imposta un file Excel con la tua programmazione di lettura

Hai già idea dei libri che vorresti leggere? Un buon modo per fare “ordine” è quello di tenere un file Excel in cui inserire diversi fogli che possono aiutarti a pianificare la lettura. Questo step è importante perché, se vuoi leggere un libro ogni settimana, devi essere estremamente costante e inserire la lettura tra le tue priorità. Inizia inserendo nel tuo file queste informazioni:

  • I libri già letti
  • I libri che vuoi leggere durante il mese in corso
  • I libri che intendi acquistare per il mese successivo

Una volta scelti i libri del mese, inizia a dare un’occhiata al loro “spessore”, così da poter stabilire il tuo impegno quotidiano per completare la lettura in sette giorni.

Leggi ciò che ti piace

Leggere non deve essere un “obbligo” o un dovere. Spesso ci concentriamo sulla lettura di alcuni libri solo perché definiti come classici o bestseller, quando in realtà proprio non attirano la nostra attenzione. Scegli con cura i libri da leggere e non concentrarti troppo su ciò che non ti conquista, perché finirai per procrastinare la lettura.

A proposito di procrastinazione, ti consigliamo anche di evitare di leggere mentre sei stanco: finirai sempre per addormentarti nelle prime pagine. Il momento migliore è al massimo delle tue energie, magari la mattina.

Porta sempre i libri con te

Ogni momento è buono per leggere un libro. Se hai dei momenti “morti” durante la giornata, come ad esempio il tragitto in autobus fino a casa, approfittane per leggere qualche pagina. Per farlo al meglio, porta il tuo libro con te. Un’alternativa? Se non hai la possibilità di portare la tua copia cartacea o un dispositivo per la lettura, puoi sempre optare per i sempre più popolari audiolibri, da ascoltare anche mentre guidi.

Ora non ti resta che metterti all’opera e scegliere il tuo prossimo libro!

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Come diventare console onorario? Studi e possibilità

Come diventare console? Questa è sicuramente una domanda che ti sarai posto almeno una volta, se sei uno studioso di Scienze Politiche e sogni di intraprendere una carriera diplomatica.

Iniziamo col dire che lavorare in consolato e lanciarsi nella professione di console richiede molto impegno e dedizione. Per poter accedere alla professione, non si deve superare un concorso pubblico come per gli ambasciatori, ma ci sono comunque dei requisiti e degli aspetti da considerare per poter esercitare. I compiti di un console sono estremamente delicati e richiedono una preparazione completa nel campo politico, economico, sociale, giuridico.

Vediamo insieme quali sono le cose da sapere per avvicinarti a questa professione.

Come si diventa console onorario

Come abbiamo detto per diventare console onorario non c’è un concorso pubblico da superare, ma è necessario essere  nominati dal cosiddetto Paese d’invio, sempre se la convenzione consolare in vigore tra i due Paesi permette lo stabilimento di attività consolari.

Per poter comprendere meglio questo assunto e per contestualizzare meglio i concetti che seguiranno, diamo una definizione del consolato e del suo ruolo. Il consolato è un ente che esercita una duplice funzione: da un lato, la tutela e la salvaguardia dei cittadini del proprio Paese nel caso in cui si verifichino violazioni dei diritti all’estero o nel Paese in cui il consolato ha sede; dall’altro questo si occupa anche di questioni emergenziali come la ricerca di famigliari o la gestione dei rimpatri.

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Chi può fare il console

Per il ruolo di console vengono scelte persone che possiedono un legame specifico con il Paese d’invio. Per poter ottenere l’incarico sono necessari determinati requisiti come, ad esempio, la cittadinanza italiana e l’assenza di pendenze con il fisco (sia nel presente che nel passato).

Secondo la normativa italiana, un consolato onorario nasce nel momento in cui una Missione diplomatica fa richiesta al Ministero degli Esteri per la costituzione di un nuovo consolato onorario.

Gli studi

Che tu ambisca a diventare console onorario o di carriera, oppure ad intraprendere una professione diplomatica, la Facoltà di Scienze Politiche Unicusano ti aiuterà ad acquisire le competenze necessarie per lavorare in questo settore.

Tra i benefici unici del nostro Ateneo c’è la possibilità di laurearti da Pescara e dintorni comodamente online, guardando le lezioni da una piattaforma streaming attiva 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Per iscriverti, compila il form o chiama il numero verde 800.98.73.73

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Cos’è e cosa studia la psicologia ambientale

Se studiare psicologia e i suoi campi d’indagine è la tua passione, probabilmente vorrai saperne di più sulla psicologia ambientale e sui suoi fattori d’interesse. Si tratta di una disciplina relativamente nuova, nata verso gli anni Settanta, che si occupa di studiare il benessere e il comportamento umano alla luce delle interazioni che avvengono tra l’individuo e l’ambiente socio-fisico.

Per la psicologia ambientale, l’ambiente comprende sia luoghi artificiali (strade, città, uffici, case), sia luoghi naturali (parchi, oasi). A prescindere dalle circostanze, però, l’ambiente viene considerato come un fattore critico e non come un mero spazio fisico. La finalità principale di questa branca della psicologia è indagare sulle caratteristiche generali degli ambiti sociali in cui si svolge la vita quotidiana, carpendo l’impatto tra queste e la soddisfazione di chi li vive.

Se vuoi saperne di più, continua nella lettura.

Psicologia ambientale: obiettivi e definizione

Abbiamo detto che la psicologia ambientale è una disciplina nuova, che indaga sulle relazioni tra individuo e ambiente. Il presupposto di base è che l’ambiente ha un impatto notevole sulla vita delle persone; da questo assunto, possiamo dire che ciò attiva nella mente degli individui processi di produzione di significati e identità.

In generale la psicologia ambientale è principalmente considerata una psicologia dello spazio, anche se oggi gli specialisti si concentrano anche sulle comunità e sulle analisi delle problematiche relative ad esse.

La finalità della psicologia ambientale è quella di intercettare e comprendere gli elementi utili a determinare la reazione creata dall’ambiente, che innesca una serie di emozioni nella nostra mente.

Studiare la psicologia con Unicusano

Se sei interessato all’interazione ambiente-individuo e, in generale, allo studio della psicologia, i Corsi di Laurea in Psicologia dell’Università Niccolò Cusano rappresentano la soluzione ideale per te. Attualmente il nostro Ateneo offre un Corso di Laurea Triennale, due percorsi magistrali e un vasto catalogo di Master di I e II livello attinenti alla psicologia.

In particolare, parlando delle lauree, queste sono:

  • Corso di Laurea in Psicologia, Scienze e Tecniche psicologiche (L-24)
  • Corso di Laurea Magistrale in Psicologia (LM-51) – curriculum Psicologia clinica e della Riabilitazione
  • Corso di Laurea Magistrale in Psicologia (LM-51) – curriculum Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni

Ciò che caratterizza l’offerta Unicusano è la possibilità di laurearti con la metodologia telematica: in altre parole, potrai seguire le lezioni comodamente online, accedendo ad una piattaforma telematica attiva 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Per iscriverti e iniziare a studiare psicologia, compila il form o chiama il numero verde 800.98.73.73

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I 3 film sui pittori da vedere assolutamente

L’arte ti appassiona? Se la storia dei grandi quadri e dei grandi artisti suscita il tuo interesse, i film sui pittori sono sicuramente un ottimo modo per trascorrere i tuoi momenti di riposo dallo studio.

Cinema e arte hanno un legame estremamente forte: dai grandi colossal alle ultime novità, il mondo dell’arte è spesso protagonista di pellicole indimenticabili e emozionanti. Ecco tre film autobiografici su artisti che, ancora oggi, ci fanno sognare con le loro opere.

Tre film sugli artisti da non perdere

Impaziente di metterti davanti allo schermo? Vediamo insieme la top tre dell’Università di Pescara Unicusano dedicata ai film sui pittori davvero imperdibili.

#1 – Frida

Frida è uno dei film autobiografici più belli in assoluto, dedicati all’artista messicana Frida Kahlo. L’intera trama è basata sulla biografia Frida: A Biography of Frida Kahlo di Hayden Herrera. La pellicola ripercorre la vita travagliata dell’artista che, in giovanissima età, rimane vittima di un incidente che le provoca gravi ferite, che la costingeranno a letto. Qui Frida inizierà a dipingere e, dopo qualche tempo, tornerà anche a camminare.

Il film racconta anche dell’incontro di Frida con Diego Rivera, l’uomo che, più di tutti, ha influito sulla vita e sull’arte della pittrice. La pellicola ha avuto un grande successo, vincendo anche due Oscar.

#2 – I colori dell’anima

Se parliamo di film biografici belli non possiamo non menzionare I colori dell’anima, film del 2004 che racconta la storia di uno degli artisti più celebri di tutti i tempi: Amedeo Modigliani. 

In particolare, il film ripercorre, in un montaggio alternato tra realtà e flashback, l’ultimo anno di vita di Modì, evidenziando il suo stile di vita ai limiti dell’accattonaggio, il suo talento e l’amore per Jeanne.

#3 – La ragazza con l’orecchino di perla

Concludiamo la nostra top three con una pellicola del 2003: La ragazza con l’orecchino di perla. Se ami l’arte, avrai sicuramente già intuito a chi è dedicato questo film autobiografico. Stiamo parlando di Johannes Vermeer, meglio noto come Jan Vermeer, ed in particolare del suo quadro Ragazza col turbante, noto anche con il titolo di Ragazza con l’orecchino di perla.

Il film vede due grandi interpreti: Colin Firth, nei panni di Vermeer e Scarlett Johansson, nei panni di Griet. Si tratta di una pellicola avvincente, emozionante, che mostra molti tratti d’interiorità del pittore. La ragazza con l’orecchino di perla, tratto dall’omonimo romanzo di Tracy Chevalier, ha ricevuto anche tre candidature agli Oscar: migliore scenografia, migliore fotografia e migliori costumi.

Quale film vedrai per primo? Non ci resta che augurarti buona visione!

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Come diventare broker assicurativi: ecco l’iter da seguire

Quella del broker assicurativo è una figura professionale relativamente nuova sul mercato.

Se, da una parte, gli agente assicurativi fanno da mediatori nella vendita di servizi assicurativi, il broker si occupa di calcolare il rischio di una società e, sulla base di questo, consigliare un piano assicurativo per soddisfare le sue esigenze.

Possiamo dire, quindi, che agente assicurativo e broker siano due figure professionali molto diverse; ciò che caratterizza il broker è il suo essere consulente, fornendo una soluzione su misura per le esigenze assicurative del cliente, scegliendo tra le varie proposte delle compagnie.

Se questa professione ti affascina, ecco qualche consiglio per approcciarti a questo settore.

Lavorare come broker assicurativo: primi passi

Diventare broker assicurativo richiede una formazione completa nel campo delle assicurazioni. Accedere alla professione prevede anche lo svolgimento di un esame e il rispetto di alcuni requisiti. Ecco da dove iniziare.

Gli studi

Un broker assicurativo può avere anche un diploma di scuola superiore. Tuttavia, per svolgere al meglio questa professione, avere delle solide conoscenze in campo economico, giuridico e fiscale può aiutare molto a crescere.

In virtù di ciò, può essere interessante valutare l’iscrizione ad un Corso di Laurea Triennale in Economia e Management.

L’esame

Per lavorare come broker dovrai superare un esame di idoneità organizzato dall’IVASS

I requisiti per l’accesso alla prova e l’iscrizione alla sezione B dell’Albo sono:

  • Godimento dei diritti civili;
  • Possesso dei requisiti di onorabilità;
  • Superamento della prova d’idoneità;
  • Non essere iscritto nel Ruolo dei periti assicurativi;
  • Aver aderito al Fondo di garanzia;
  • Non essere pubblico dipendente con rapporto di lavoro a tempo pieno ovvero a tempo parziale quando superi la metà dell’orario lavorativo a tempo pieno;
  • Non avere stretti legami con persone fisiche o giuridiche che impediscano l’esercizio dei poteri di vigilanza da parte dell’IVASS secondo quanto previsto dall’articolo 109, comma 4-sexies del Codice

La prova d’esame consiste in uno scritto con domande su argomenti tecnici e molto specifici, come il diritto delle assicurazioni, la disciplina della previdenza complementare, la disciplina dell’attività di agenzia e di mediazione, la tecnica assicuratiiva, la disciplina della tutela del consumatore. Si aggiungono anche nozioni di diritto privato e diritto tributario riguardanti la materia assicurativa e la previdenza complementare.

Una volta sostenuto l’esame è possibile operare come broker, lavorando sia per società, sia come professionista indipendente.

Se vuoi conoscere tutti i dettagli sulle professioni più richieste dal mercato, oltre agli sbocchi lavorativi dei Corsi di Laurea dell’Università di Pescara Unicusano, continua a seguirci sul blog

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Informativa ai dell’art. 13 del Regolamento (UE) n. 679/2016 c.d. GDPR

Vi informiamo, ai sensi dell’art.13 del Regolamento UE 2016/679 (c.d. Regolamento Generale per la protezione dei dati personali – c.d. GDPR) e del decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 “Codice in materia di protezione dei dati personali”, che i Vostri dati personali raccolti presso di noi, ovvero altrimenti da noi acquisiti, anche in futuro, saranno oggetto di trattamento da parte nostra in qualità di “Titolare”, anche con l’ausilio di mezzi elettronici e/o automatizzati e sempre nel pieno rispetto della normativa applicabile, per le seguenti finalità del trattamento: attività istituzionali dell'Università, la stessa potrà raccogliere i suoi dati personali, inseriti durante la compilazione dei Form predisposti online e cartacei, potrà pertanto successivamente trattare i suoi dati ai fini dell’instaurazione del rapporto di iscrizione ai corsi di laurea e post laurea, compresa l’attività di orientamento degli studenti per la scelta del percorso universitario; attività di informative promozionali telematiche dei corsi universitari e post-universitari, corsi di specializzazione e simili; attività contabili e amministrative relative alla corretta tenuta delle registrazioni obbligatorie per legge, ovvero all’adempimento di disposizioni delle Autorità pubbliche e degli organismi di vigilanza preposti agli accertamenti. 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